L’albero

Venivo accompagnato da mio nonno lungo una via di un paese che stava dentro un capannone enorme. Era tutto coperto ed il cielo non si vedeva lasciando il posto ad una luce crepuscolare. In questa città c’erano vie, negozi, banche e sopra tutto questo telecamere nascoste agli angoli. Stavamo salendo su un piano rialzato con una scala mobile ed intanto mio nonno mi metteva in guardia, riferendosi alle telecamere.

Arrivando su troviamo un androne poco illuminato con la luce che veniva dalla galleria in fondo dove si evinceva un uscita all’aperto. I negozi erano chiusi e l’unica persona li era una donna che passa velocemente (apparizione fugace). Dirigendoci verso l’uscita ci ritroviamo in una piazza simile a quelle che si possono trovare subito all’uscita di una metro.

Dall’altra parte della piazza vi era un muretto e vi scorgo due arabi con turbante e occhiali da sole appoggiati, che vendono delle cianfrusaglie. Mi avvicino a loro e accostandomi al muretto noto nell’aiuola un albero. L’albero sembrava un pino con i rami incurvati verso l’alto, senza foglie, ma con delle piccole gemme nelle punte dei rami. La corteccia era grigia e liscia. Accanto alle sue radici vi era un essere raggomitolato grande quanto un cane di media stazza senza peli e di colore grigio. La sua testa constava di tanti pseudopodi e niente più. Sul muretto, mi accorgo anche della presenza di un gatto grigio anch’esso raggomitolato.

Campo di grano

Lungo una strada, al suo bordo correva un muretto al di là del quale vi era un praticello con strane piante; colorate, a riccio, rose molto grandi con un gambo lungo molto simili a fusti di cactus. Lungo il muretto correva una strana trebbiatrice; una ruota girava percorrendo il muretto e smuoveva una macchina taglia erba molto grande. Stava macinando tutto il prato! Mi affretto a raggiungere la parte ancora non tagliata dal macchinario. Sono preoccupato che possa tagliare fin lì. Noto però un masso enorme e levigato e penso rincuorato che così al di là di esso il macchinario non potrà andare, risparmiando dalla distruzione la parte di prato successiva. Tuttavia la parte di prato rimanente era poca e al di là vi era una staccionata bianca con un campo aperto di grano verde;ed ancora oltre un bosco poi il cielo blu…

Un ragazzo era in compagnia di due ragazze. Una di esse, inizia a disegnare su dei fogli alcuni paesaggi in bianco e nero e li porge al ragazzo. Quest’ultimo si gira verso l’altra ragazza (i colori caratterizzanti l’immagine di lei sono molto più intensi della prima) porgendo i disegni. Lei li prende ed inizia a colorarli con dei colori a pastello. Il risultato finale sono dei disegni con chiazze di colore che rendono quei paesaggi molto belli, intensi, quasi immagini reali ed in movimento. Uno di questi disegni è un campo di grano colorato di giallo (in particolare il giallo del grano risaltava sul bianco e nero del resto del paesaggio).

In… tre viaggi

Al centro di una foresta vi era un grande palazzo in stile liberty. Dentro io ed altre persone avevamo appreso la notizia che dovevamo fuggire da lì, perchè un virus stava già uccidendo molte persone. Allora ci precipitiamo fuori…alcune persone rimangono dentro sdraiate in brandine. Usciamo e cerco di capire quanti eravamo rimasti; circa una decina…Iniziamo a prepararci per un viaggio insieme al gruppo di superstiti.Cerco di far conoscenza con tutti o quasi. Mi curo di non dimenticare niente per la scalata alla montagna che si ergeva davanti a noi: scarponi, ganci, corde, ramponi. Iniziamo la scalata…

Mi trovo in una macchina con mia madre e i genitori di D. La macchina corre lungo una scarpata che da sul mare. Saltiamo e andiamo a finire in acqua… Riesco ad uscire, mentre parlo con mia madre, saltando su uno scoglio lungo la parete e per arrivare dall’altra parte mi aiuto con le mani spostando una parte della roccia/parete come se fosse un cassettone a scorrimento.

Eccoci ritrovati tutti quanti (il gruppo che ha scalato la montagna) lungo un sentiero alberato…sembra autunno per le tante foglie cadute. Il sentiero corre lungo diritto e noi tutti, stanchi, ci avviamo cercando di sorreggerci tra di noi!

Chiusi in casa

Si stava preparando una bufera e dovevo assolutamente proteggere me e la mia famiglia. Sbarro le finestre e mi avvio a chiudere la porta dell’ingresso. Ecco che si presenta Lucky il mio cane, impaurito e subito lo faccio entrare… bene! chiudo la porta ma poi sento altri rumori di fuori, non sono della tempesta e apro leggermente la porta per controllare. E’ un altro cane, un cane randagio, dall’aspetto non minaccioso, marrone, che si intrufola dentro casa. Ci prepariamo alla tormenta…

Parola d’ordine

Mi trovavo con un accompagnatore davanti ad una scalinata molto ampia, che conduceva ad un edificio, forse un tempio. Questa persona mi precede e sale le scale e si dirige verso il portone spalancato. Io rimango giù e lo seguo con lo sguardo. Si presenta ad una guardia e dopo aver parlato con lei entra. Mi avvicino a questo punto pure io e il mio accompagnatore mi suggerisce mimando con la bocca la parola d’ordine. Non avevo capito bene la parola ma provo comunque…La guardia vestita con un uniforme gialla e blu, molto simile alle guardie svizzere, mi chiede la parola d’ordine, ed io: << …ehm tre …gazzelle…(erano quattro cavolo!e non ricordo il seguito)>> mi giro e mi allontano un momento cercando di ricordare: …eran quattro le gazzelle poi 3… qualcos’altro e quattro qualcos’altro ancora. Mi riavvicino ma anche stavolta niente, non riesco a ricordare. Ecco allora che il mio accompagnatore parla con la guardia. Riprovo nuovamente…anche stavolta niente da fare. Io non ricordo la parola d’ordine, ma la guardia a questo punto tenta di aiutarmi suggerendomi qualcosa e nel frattempo si sposta di poco dentro l’edificio ed io con lei… niente neanche con l’aiuto riesco a trovare la parola. Nel frattempo comunque si susseguono i tentativi della guardia di aiutarmi ed insieme ci spostiamo di stanza in stanza nel tempio… ero entrato!